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NELLA TRADIZIONE E NELLA STORIA

La tradizione fa risalire la nascita della prima Misericordia, quella di Firenze, al 1244 per opera di San Pietro Martire, frate domenicano da Verona. Egli venne a Firenze perché chiamato dall’Inquisitore della città, fra’ Ruggero Calcagni,  anch’egli domenicano nel tentativo di fare applicare i provvedimenti contro l’eresia emanati dall’Imperatore Federico II.
Nel 1244, così come aveva già fatto a Milano nel 1232, San Pietro costituisce la "Società della Fede", che però non è bene accetta al Podestà imperiale, di fede patarina, il quale vede nell’attività del frate un rafforzamento della Chiesa cittadina. Per questo motivo, egli fiancheggia i ghibellini eretici e li sprona contro il frate.
Nonostante queste avversità, proprio i membri della “Società della Fede” (detti “Miles Fidei”) respingono gli eretici, costringendoli ad abbandonare la città.
Fra Pietro da Verona lascia Firenze verso la fine del 1245 e la sua "Società della Fede", si scioglie in tre Compagnie: la Compagnia della Vergine poi detta di San Pier Martire, la Compagnia del Bigallo e la Compagnia della Misericordia.
Nel 1252, nei pressi di Seveso, Fra’ Pietro viene ucciso da eretici patarini e l’anno successivo verrà dichiarato Santo.
Di questa ricostruzione dei fatti, purtroppo, non si conservano documenti originari, probabilmente  perduti nell’alluvione del 1557. Di essi si ha conferma postuma solo in documenti amministrativi del secolo successivo.

Sulla Misericordia di Firenze esistono parecchie tracce storiche a partire dal 1321. Fra esse ricordiamo:
- l'atto di acquisto di una casa di proprietà di Baldinuccio Adimari sita davanti al Battistero;
- una nota relativa alla "Messa per la Pace" fra guelfi e ghibellini organizzata congiuntamente dai Capitani della Compagnia della Misericordia e della Compagnia del Bigello;
- atti e rogiti notarili, datati a partire dal 1330, nei quali la Compagnia della Misericordia risulta beneficiaria di lasciti e donazioni.
Del 1361 sono quattro registri contenenti i nomi degli ascritti suddivisi per quartiere.
In quegli anni la Misericordia è retta da otto Capitani, due per quartiere, scelti in modo tale che sei di questi appartengano alle Arti Maggiori e due alle Minori.
Dato il grande sviluppo delle Confraternite del tempo, e quindi anche della Compagnia della Misericordia, verso la metà del 1300, il Comune si interessa a questi sodalizi, attratto soprattutto dai loro patrimoni.
La Misericordia di Firenze ritarda in qualche modo l’ingerenza del Comune ma non per molto. Nel 1425, infatti, viene costretta a fondersi con la Compagnia del Bigallo  in un unico sodalizio che, nel 1440, si vede imporre come proprio camarlingo quello della Compagnia di Orsanmichele che era già da tempo di nomina pubblica.
Verso la metà del XV sec., a Firenze come in tutta Europa, le Compagnie di beneficenza finiscono sotto il controllo dello Stato.
A Firenze, la Misericordia si ricostituisce in forma autonoma  nel 1490. A partire da quell’anno, grazie alla politica dei Medici, si ha la trasformazione degli antichi sodalizi in "nuove" Confraternite di Misericordia.
Questo processo, però, viene interrotto nel 1785 dal Decreto di soppressione delle Confraternite Laicali emanato da Pietro Leopoldo I di Lorena, fino al 1790, allorquando sale al trono granducale Ferdinando III, che autorizza le Confraternite a riprendere la loro attività.
Il Decreto di Leopoldo I, tuttavia, non coinvolge la Misericordia di Firenze che, grazie ai suoi meriti, non viene soppressa. Proprio per questo, molte Confraternite che si ricostituiscono dopo il 1790 chiedono l’affiliazione alla Misericordia fiorentina.

Nel 1899 si riuniscono a Pistoia i rappresentanti di 40 Confraternite e danno vita alla "Federazione" trasformata, poi, in "Confederazione" nel 1947.

 
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